Tag Archive | Luigi Tenco

“Luigi Tenco”

“Io sono uno che sorride di rado, questo è vero, ma in giro ce ne sono già tanti che ridono e sorridono sempre, però poi non ti dicono mai cosa pensano dentro”.                                                          (Luigi Tenco, “Io sono uno 1966”)

Questo Sanremo, ha riportato anche in me, il ricordo di “Luigi Tenco”, bravo artista del mio tempo …, peccato la tristezza come ci ha lasciato tutti, salgono in mente quei momenti, per tanti come me appena ventenni, una tragedia, da non credere, quando sentimmo la notizia in radio perché maggiormente in uso all’epoca, si accendeva in molte case, dalle sei del mattino.  –  Nessuno voleva crederci, è vero anche che tanti pensavano inizialmente a qualche battuta perché non aveva vinto il festival e quindi a volte subito si coniano le “facili battute”, invece si prende atto che era tutto vero che non si trattava di nessuna battuta che per la prima volta il palco del festival veniva visto con occhio diverso.  –  Innegabile che la sua triste decisione a seguito del mancato risultato che lui aspettava da Sanremo, era molto amato dal suo pubblico, aveva anche presentato un bel brano, forse si sentiva al sicuro …, forse è rimasto deluso e nella sua mente un improvviso atto di ribellione ha fatto maturare quel colpo di pistola, un mio primo interrogativo, perché un cantante partecipa a un concorso e si porta “dietro una pistola”, aveva previsto qualcosa?  –  Nasce a Cassine provincia di Alessandria nel marzo del ’38, la sua esistenza è ingarbugliata ancor prima della nascita, perché è frutto di un peccato extra coniugale, la madre (Teresa Zoccola), separata dal marito, vive come domestica, presso buona famiglia borghesia torinese, (la famiglia Micca).  –  Luigi non prenderà mai il cognome che sarebbe stato suo, alle buone intenzioni del padre Ferdinando Micca, si oppose, per una serie di chiare “opportunità” dell’epoca, il nonno, così che prende il nome del marito di sua madre, morto prima che lui nascesse, a seguito di un incidente sul lavoro.  –  Luigi, figlio del peccato, vive tra Cassine e Ricadone, il paese della madre, subisce punizioni anche dai nonni adottivi, i Tenco “per intenderci”, poi nel ’48, si trasferiscono in Liguria a Nervi, (nella casa dei Tenco), poi a Genova, dove la madre apre un negozio di vini, Luigi, nel ’51, si iscrive al Liceo classico, poi cambia e da privatista è l’unico su 257, che nel ’56, supera l’esame e ottiene la maturità scientifica e s’iscrive all’università.  –  Intanto che studiava, nel ’53, fonda un gruppo musicale, si incontra con il batterista “Bruno Lauzi”, lui intanto suona il clarinetto, poi nel ’58, nasce un nuovo gruppo musicale, “I diavoli del rock”, alla batteria, c’è “Gino Paoli” e nel ’59, si trasferisce a Milano, con l’amico Piero Ciampi, dove conosce il grande “Gianfranco Reverberi”, che lavorava come arrangiatore alla Ricordi, fa diverse conoscenze, Endrigo, Franco Franchi, ecc.  –  Qui, nasce la scuola genovese, con Fabrizio De Andrè, Paoli, Umberto Bindi, Lauzi, non mi perdo nell’illustrare l’importanza che questa scuola ha avuto per la musica italiana.  –  Con diversi accomodamenti non solo logistici ma anche professionali, incide quattro brani, sotto la Ricordi, come Tenco, ma incide anche altri brani con uno pseudonimo, “Gigi Mai”, non si è ben capito questo suo passaggio, era iscritto alla facoltà di scienze politiche …, anche iscritto al partito socialista, erano tempi un po’ strani per l’Italia, tanto da essere schedato e inserito nella lista nera del “SIFAR”.  –  Negli anni a seguire, deve adempiere anche il servizio militare, più volte rinviato, lo passa tra diversi ricoveri ospedalieri incide il suo primo “33 giri”, fa una breve esperienza cinematografica in un film di Salce, i suoi brani passano sotto la censura all’epoca molto in voga, stringe amicizia con il genovese Riccardo Mannerini, cambia casa discografica, passa alla Jolly e dopo alla RCA …, nel ’66 a Roma, conosce la famosa Dalidà.  –  Sembra instancabile, collabora con i “The Primitives”, aveva raggiunto nel paese, una certa notorietà, fa di tutto, scrive, canta, suona, insomma vive oltre a quello che è una vita normale, siamo alle soglie del festival di Sanremo, dove aveva inviato la sua “Ciao amore ciao”, De Andrè, dirà in seguito che Luigi, non era molto convinto di questa sua partecipazione.  –  Parlare o scrivere dopo i fatti è per tutti facile, lo è anche per me, che prendo da Wikipedia, per comodità però sono nei miei ricordi, cantò il brano insieme alla sua Dalidà, perché così era concepito il festival dell’epoca, rimarrà famoso quello che Mike Bongiorno il conduttore poi rivela, perché, poco rima di salire sul palco Tenco gli disse “questa è l’ultima volta”, al che rispose Mike “l’ultima volta che canti un brano fox”, pensando che il cantante volesse interrompere la sua carriera artistica.

Andare via lontano a cercare un altro mondo, dire addio al cortile, andarsene sognando. E poi mille strade grigie come il fumo,  in un mondo di luci sentirsi nessuno. Saltare cent’anni in un giorno solo,  dai carri dei campi agli aerei del cielo. E non capirci niente e aver voglia di  tornare da te”.                                          (Luigi Tenco)

Nella notte tra il 26 e 27 gennaio, Tenco rientra all’Hotel Savoy, dove venne trovato morto alle 2,45 mattino, diverse le versioni, chi dice fu trovato dall’amico Lucio Dalla, chi dalla stessa Dalidà, una sua ultima foto, fatta proprio quella sera,conservata a casa del fotografo e giornalista Renato Casari, lo mostra sorridente, ma lo sguardo assente.  –   Il corpo riportava un foro di proiettile alla testa, l’entrata del foro era sulla tempia destra, quello d’uscita era sulla tempia sinistra, accanto al suo corpo, un biglietto scritto a mano, che diverse perizie calligrafiche hanno poi consentito di attribuire allo stesso Tenco, questo il contenuto: “Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi“.

Fin qui i fatti, restano diversi misteri su questa sua scomparsa, indagini portate avanti con troppa facilità, qualcuno le ha definite “pasticciate e demenziali”, perché il cadavere viene portato all’obitorio e poi riportato nella stanza dell’albergo, la scomparsa di sei milioni di lire che il cantante aveva vinto la sera prima al casinò, un commissario che svolse le indagini, appartenente alla “loggia P2”, forse anche alla “Gladio”, aveva forse una passione per le armi, perché a suo nome ne risultano diverse, tutte regolari e per autodifesa.  –  Diverse le testimonianze sulla posizione del corpo, diverse anche quella della pistola, nessuna autopsia fu fatta, neanche il “guanto di paraffina”, tutti questi dubbi rimandano all’interrogativo “suicidio o omicidio?” poi altro mistero, com’è che in una stanza d’albergo nessuno ha sentito lo sparo, le camere a lato, erano occupate.       Possedeva in tutto un fucile e tre pistole, una carabina Beretta 22 modello Olimpia, un revolver Arminius calibro 22, una Dwp P08 Luger calibro 7.65 Parabellum e per ultima, la Walter Ppk ritrovata nella camera del Savoy, che il cantante aveva da poco acquistato l’arma perché poche settimane prima della manifestazione canora fu speronato da due auto …, senza conoscerne i motivi.  –  Nel 2005, la salma fu riesumata per le pressioni fatte dalla stampa e dal fratello Valentino, ancora una volta confermano le tesi del suicidio e anche gli amici di sempre, Lauzi, Paoli, Vanoni, De Andrè, hanno sempre sostenuto questa tesi, con ogni probabilità, rimase turbato dal tentato suicidio di Gino Paoli del ’63, a incoraggiare il suo gesto, forse la grossa delusione del festival, che ha cercato di vincere con assunzione di bevande alcoliche e pare da pasticche di Pronox.  –  Ho letto più volte il “dossier Tenco“ a disposizione di tutti su internet, è vastissimo, un vero labirinto, resto a dir poco sbalordito, perché ho trovato di tutto e di più, riporto a grandi linee quelle che, per me sono e restano illazioni, fantasie e montaggi vari fatti ad arte sarò di animo troppo “bonista”, però l’estrazione sociale di Tenco, non era vicino a nessuna delle ragioni per cui si può pensare a un omicidio.  –  Diverse sono le considerazioni da fare, intanto le sue origini, la sua triste storia di nascita, presuppongono una sua debolezza psicologica, il fatto che, per mezzo della sua passione, si sia trovato in mezzo ai “grossi calibri” del campo musicale, è perfettamente in linea, anzi la stravaganza con cui spesso sono letti gli artisti, trova una sua logica spiegazione.

Perché scrivi solo cose tristi? …, Perché quando sono felice, esco”.              (Luigi Tenco)

Leggere tante pagine sui suoi rapporti politici, prima PSI, poi PCI che non risulta da nessuna parte, poi di nuovo PSI, tanto che fa pensare all’abbandono delle scene musicali perché deve ricoprire un alto incarico all’interno del PSI, a cavallo degli anni 1964/65, a quei tempi non si davano “alti incarichi”a giovani 26, fuori dai palazzi c’era una lunga fila, forse erano incarichi grossi, a livello locale.  –  Fatto è che tutto questo suo interesse politico finisce con il servizio militare, che va a prestare a Firenze, ancora un mistero legato a una sua canzone …, colonna sonora di un serial in Argentina, gli organizzatori organizzano una tournèe per l’ultima puntata del serial, facendo cantare dal vivo la colonna sonora, solo che Tenco è in servizio militare, non può espatriare, però riesce ad andare, si mormora tanto e si dice tanto, in verità gli artisti potevano andare all’estero  con un normale permesso lo avevano fatto anche per Celentano nella stessa epoca.  –  Infine gli strani rapporti del commissario Molinari, che aveva svolto indagini sul “clan dei marsigliesi”, quando era a Genova, che strana, pure questa cosa, l’ex marito di Dalidà …, Lucien Morisse, era un boss del clan, viene da pensare che visti gli strani intrecci, si può pensare anche a uno scambio di favori tra il commissario e il potente Morisse.  –  Un libro scritto da Ferdinando Molteni, ha fatto un po’ di ordine su questi strani collegamenti, così, acclarato che il colpo di pistola, doveva sentirlo qualcuno in albergo, se così non è stato, significa che il cantante è stato ammazzato altrove, forse dentro la sua auto, non lontana dall’albergo, erano presenti al fatto altre persone, forse la stessa Dalidà.  –  “Il suicidato”, (assassinato), fu riportato nella stanza d’albergo, mentre la cantante si andava a cambiare d’abito, che forse era sporco di sangue, al momento il periodo triste si chiude con un tentato suicidio, dopo 30 giorni dalla morte di Tenco, della stessa Dalidà, che non riesce, potrebbe essere un’ottima messa in scena per mascherare tutta la strana storia.  –  Dopo alcuni anni, quando tutta la questione, sembrerebbe finita, un altro tassello si aggiunge al mistero …, nel ’70, anche Morisse muore suicida, con una pistola la stessa marca del suicidio di Tenco, una “Walter Ppk cal. 22”, non se ne parla oltre di questo fatto, passa altro tempo arriviamo al 1987, è la volta di Dalidà, che si avvelena con dei barbiturici, si dirà che non si era ripresa dalla morte del compagno.  –  Sarà celebrato un funerale quasi in sordina, a salutare la sua salma, oltre il fratello Valentino, la mamma e qualche amicizia di famiglia, solo De Andrè,  nessuno degli amici della musica, sé il gesto di Tenco voleva essere una protesta, è durata meno di una nottata, non è stata capita …, o non recepita per comodità di tanti, non trovo una diversa spiegazione a questo comportamento direi “poco artistico”.  –  Adesso però …, vorrei concludere, perché in altre pagine, vorrei raccontare anche della bella Dalidà, sto concludendo questa mia avvincente storia quando sfogliando così a caso i post su internet …, mi compare il carissimo commissario Arrigo Molinari, si proprio il nostro, è arrivato al grado di questore, ha prestato servizio in diverse scuole di Polizia.  –  Lunga davvero la sua carriera, era arrivato a denunciare Bankitalia e la BCE per il signoraggio, ma all’udienza non ci è mai arrivato; è stato assassinato da un ladro il 27 settembre 2005, a pochi giorni dall’udienza che si sarebbe tenuta il 5 ottobre 2005, cosa dire d’altro, a questo punto come in tante altre storie la quadra si chiude.  –  Volevo veramente riflettere da solo sulla morte del cantante, invece, sono io il primo a restare sorpreso da tutto questo traffico, se finora, avevo pensato che era molto misteriosa, la morte di Rino Gaetano, tutta questa storia mi porta a dire che il mondo degli artisti, è davvero molto variegato, perché i colpi di scena, si susseguono, come un racconto giallo, le mie letture preferite di gioventù, che all’improvviso mi ricompaiono, forse rinasce la passione.

“Luigi Tenco, con la sua morte, non s’è visto nemmeno riconoscere la ragione che l’ha portato a dichiarare il suo amore alla vita nel momento stesso in cui aveva deciso di togliersela. È questo il suo testamento che tutti hanno cercato di dimenticare, nell’addurre a stanchezza, a delusione, a fragilità il suo atto consapevole di amare la vita e di rifiutare una qualunque esistenza, che sia solo l’affronto del lasciarsi vivere, del ridursi del potere altrui”.               (Luigi Gatto)

tenco

N.B. la foto presa dal web senza modificare

Annunci